Come scegliere gli abiti anti-Uv

Approfondimenti

Fonte: Il Corriere della sera

Link ad articolo originale

Argomenti correlati

Non sono la scelta giusta per chi vuole abbronzarsi a oltranza, ma possono essere un'opportunità in più per chi teme i pericoli dei raggi ultravioletti perché ad esempio ha una pelle molto chiara. I tessuti che proteggono dal sole, infatti, sono un ottimo schermo anti-UV a patto di sceglierli e utilizzarli bene, come spiega un documento appena pubblicato dalla Federal Trade Commission statunitense.

L'istituto americano richiama l'attenzione dei consumatori sulle etichette degli abiti confezionati con i tessuti anti-UV: devono essere chiare e indicare il Fattore di Protezione Solare, che informa sulla quantità di radiazione che viene assorbita dall'indumento (ad esempio, un fattore 20 indica che dal tessuto filtrerà un ventesimo dei raggi UV a cui si è esposti), e non possono fregiarsi della dicitura «protettivo» se il fattore è inferiore a 15.

Questi indumenti di solito sono riconoscibili anche dalla trama del tessuto, generalmente più fitta rispetto al normale, e dai colori, in genere scuri o accesi (perché «assorbono» meglio la radiazione rispetto al bianco); di solito sono sintetici, perché le fibre naturali offrono minor protezione, e vengono trattati con sostanze che li rendono del tutto simili a una crema solare protettiva, ma possono perdere le loro caratteristiche dopo ripetuti lavaggi o se sono troppo stretti e quindi si «stirano» sulla pelle.

Sono diffusissimi negli Stati Uniti e in Australia, dove in qualsiasi negozio di abbigliamento sportivo ben fornito si trovano costumi e indumenti anti-UV per bambini e adulti. E per chi vuole abbronzarsi esistono anche tessuti che filtrano solo i raggi Uvb lasciando passare gli Uva: a poche decine di euro si trovano costumi da bagno che regalano una tintarella da nudisti.

«Nel nostro Paese però gli abiti anti-UV sono ancora abbastanza difficili da trovare, anche perché da noi manca una sensibilità sul tema che invece è largamente diffusa in Australia - interviene Torello Lotti, presidente della Società Italiana di Dermatologia (SIDeMaST). I tessuti anti-UV sono molto efficaci per proteggere dalle radiazioni ultraviolette e dovrebbero essere utilizzati soprattutto da tre categorie di persone: i lavoratori che passano la maggior parte del tempo all'aperto nella bella stagione, come chi lavora sulle strade o i contadini, a maggior ragione se di fototipo chiaro; chi soffre di malattie autoimmuni che rendono la pelle fotosensibile, come il lupus o la porfiria; chi ha avuto un tumore epiteliale entro i 5 anni precedenti. In tutti questi casi la protezione garantita dalle creme solari può non bastare e sarebbe meglio cercare abiti protettivi».

Nel nostro Paese è stato l'Ente Nazionale di Unificazione a indicare le caratteristiche di un tessuto che si possa definire anti-UV: i capi conformi alle norme UNI si riconoscono perché sull'etichetta riportano un sole giallo con ombreggiatura, il numero della norma (EN 13758-2) e il fattore protettivo, per esempio 40+.

Inserito da segreteria SIDeMaST

La rassegna stampa contiene articoli di interesse dermatologico tratti da testate nazionali e non intende fornire una revisione critica né essere una fonte di notizie scientificamente validate. Si accettano (e sono bene graditi) commenti da parte dei soci esperti nel settore.

Lascia un commento sul sito e rispondi all'autore

Si prega di effettuare il login per poter inserire un commento.

Area soci

Effettua il log in per accedere alle aree e ai servizi riservati ai Soci:





Smarriti i dati di accesso?
Recuperali qui

Non sei ancora socio?
Modalità di iscrizione

Tutti i contributi della categoria Rassegna stampa