Come gestisci la psoriasi? Dipende dalla tua nazionalità


06 marzo 2015 - 10:57Rassegna stampa


Uno studio indaga la qualità di vita e l'impatto psicosociale della malattia nei pazienti di vari Paesi. Gli italiani, a disagio per i segni visibili sulla pelle, tendono a isolarsi

Chi soffre di psoriasi in Brasile cerca nei gruppi di supporto altri «compagni di sventura» per avere un sostegno nell'affrontare la malattia. Gli americani sono ben informati su tutte varie opzioni terapeutiche a disposizione per combatterla. Italiani e spagnoli esprimono un particolare disagio per i segni visibili di questa patologia della pelle che nel nostro Paese interessa oltre due milioni e mezzo di persone. A evidenziare le differenze culturali nel convivere con la psoriasi è una ricerca pubblicata sulla rivista Psoriasis, che ha analizzato le esperienze di persone di vari Paesi del mondo con una forma moderata o grave di questa malattia della pelle.

Una malattia che limita la qualità di vita

I 50 partecipanti (tutti adulti), residenti in Brasile, Canada, Stati Uniti, Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito, sono stati seguiti dai ricercatori a casa loro, durante la routine quotidiana con l'obiettivo di valutare l'impatto della psoriasi sulla loro qualità di vita. Questo disturbo cronico (di cui esistono diverse varianti) si manifesta con chiazze rossastre, rotondeggianti, eritematose, che compaiono soprattutto su gomiti, ginocchia, cuoio capelluto, regione lombo-sacrale, mani e piedi. Spesso non danno alcun fastidio, ma possono causare dolore o prurito. In molti casi, poi, le placche «vanno e vengono»: in alcuni periodi tendono a ingrandirsi, talvolta invece si attenuano o scompaiono del tutto, per poi ritornare a settimane o mesi di distanza. Molto spesso le lesioni interferiscono con la vita lavorativa, sociale e personale di chi ne soffre e diverse ricerche hanno dimostrato che la psoriasi può avere un forte impatto negativo sul benessere psicofisico dei pazienti.

I familiari non capiscono, i pazienti si isolano

Stando agli esiti dell'indagine, la malattia ha effettivamente un notevole influsso emotivo nella quotidianità dei malati: alcuni dichiarano d'avere problemi con la propria immagine e si confessano frustrati e senza speranza, altri ammettono che le chiazze hanno distrutto la loro vita sociale e hanno portato alla rinuncia di molte attività abituali. Altri parlano persino di ribrezzo e disgusto si sé ed è diffusa la demoralizzazione per la mancanza di controllo sul proprio corpo. Non poco diffuso è poi il sentimento per cui familiari e partner non sono d'aiuto e non riescono a capire la portata del problema. Tutto questo si traduce spesso in isolamento e in un diffuso malessere psicologico.

Italiani e spagnoli accusano il contraccolpo psicologico più dei tedeschi

Quanto alle differenze culturali fra io Paesi emerge chiaramente la necessità di condividere i problemi dei brasiliani, che cercano sostegno in gruppi di sopporto fra malati, fatto assai meno frequente tra i canadesi. I pazienti statunitensi, invece, conoscono meglio la malattia e le possibili cure rispetto a francesi e britannici. Italiani e spagnoli, invece, paiono accusare il contraccolpo psicologico più di altri (in particolare dei tedeschi): l'abitudine culturale a socializzare e l'importanza dell'aspetto fisico li rende più vulnerabili ai sintomi visibili del disturbo, tanto da isolarli da amici e famiglia in modo più sensibile. «Come indicano anche gli esiti di questa analisi, la psoriasi continua ad essere una delle patologie dermatologiche con maggiore impatto negativo sulla qualità di vita del paziente - commenta Ornella De Pità, responsabile scientifico dell'Associazione Dermatologi ospedalieri italiani (Adoi) e a capo del reparto di Immunologia ed Allergologia all'Istituto Dermopatico dell'Immacolata di Roma -. Gli indici di "sofferenza" espressi dai malati in Italia sono ancora molto elevati (come dimostrato anche da altre ricerche) e mettono la psoriasi sullo stesso piano di patologie gravi e importanti come quelle cardiologiche o tumorali. E' importante che si capisca e si spieghi agli interessati (familiari compresi) che questa malattia può essere molto debilitante e venga regolarmente controllato anche il benessere psicologico di chi ne soffre».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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