Botulino da evitare sotto i 45 anni. E dopo i 65


22 ottobre 2011 - 16:11Rassegna stampa


Solo da mani esperte. Mai dopo il 65 anni. Meglio sulla fronte. Le tre regole per ricevere un trattamento di botulino con i migliori risultati e al riparo da tutti i rischi. Il bilancio di sette anni di esperienza in Italia è stato tracciato dall'Accademia Dermatologica Romana e da Sidemast(società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse). L'uso estetico della tossina botulinica è diventato legale nel 2004. Da allora sono state utilizzate 1.050.000 fiale. Gli eventi avversi segnalati ufficialmente si contano sulla punta delle dita. L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) specificò nel decreto di approvazione che la sostanza avrebbe potuto essere inoculata solo dal medico e non da altre categorie professionali. Parliamo infatti di un farmaco a tutti gli effetti e il suo impiego per la correzione delle rughe deve essere limitato ad alcuni specialisti. Sergio Chimenti, direttore del dipartimento di dermatologia all'Università di Tor Vergata, insiste sulla sicurezza e l'innocuità del prodotto. Ma raccomanda di scegliere con scrupolo il medico al quale affidarsi: «Dermatologi e chirurghi plastici sono i più indicati. In tanti anni di applicazioni non abbiamo mai avuto effetti collaterali seri. Va chiarito che ogni trattamento dura quattro mesi. Poi il botulino viene riassorbito e non lascia traccia».

Mai prima dei 45 e dopo i 65

Per quanto riguarda l'età, una donna non dovrebbe ricorrere al ritocco con la tossina prima dei 45 anni e interrompere dopo i 65 perché non ha più effetto sui muscoli facciali. I migliori risultati si ottengono sulla fronte dove, tra l'altro, le punturine sono meno fastidiose. Dunque se si ha paura di soffrire è meglio limitare le iniezioni a quella parte del viso. Secondo Chimenti, osservando queste piccole precauzioni, non si corre il rischio che molte donne temono: cambiare espressione: «La diffidenza iniziale era comprensibile. Oggi però sappiamo che si tratta di un farmaco i cui rischi sono molto vicini allo zero. Parliamo di una sostanza che si riassorbe e viene eliminata dall'organismo». La prima applicazione clinica del botulino è del 1989, in oculistica e neurologia (in Italia è stato autorizzato nel 1996). Nel 2002 in Europa si è aggiunta l'indicazione per torcicollo e dolore associato a distonia cervicale. Nel mondo dell'estetica la tossina ha mosso i primi passi agli inizi del 2000 ed è stata approvata dall'agenzia italiana del farmaco nel 2004. Si stima un consumo di 100 mila fiale all'anno. Nel 2009 circa 50 mila persone l'hanno sperimentata come antirughe almeno una volta.

Pretendere garanzie

Il medico dovrebbe dare informazioni corrette su eventuali controindicazioni e soluzioni estetiche alternative. E soprattutto dovrebbe consegnare alla cliente il talloncino del codice a barre che permette di risalire alla confezione della fiala in caso di effetti non graditi. Mediamente un'applicazione costa da 350 a 600 euro. La tecnica iniettiva del botulino è molto diversa dal tradizionale impianto di filler (i riempitivi delle rughe, ad esempio l'acido ialuronico, il più comune). La tossina infatti è una proteina che, iniettata con precisione nel muscolo, in piccole dosi e mediante un sottilissimo ago, produce una riduzione temporanea di un mediatore chimico che determina la trasmissione dell'impulso nervoso a livello della giunzione neuromuscolare. La conseguenza è il rilassamento del muscolo con attenuazione di quella trazione continua, spesso involontaria e inconsapevole, dei tessuti cutanei. Da qui il caratteristico aspetto corrugato e arrabbiato. L'effetto distensivo risulta lievemente più duraturo dopo qualche seduta anche perché la persona che riceve il farmaco perde l'abitudine di contrarre quei muscoli messi ripetutamente a riposo dalla tossina. In genere bastano poche iniezioni: «Se la tecnica viene eseguita da uno specialista esperto – notano Matteo Basso e Daniela Marciani, università Tor Vergata -. Gli effetti indesiderati sono minimi se non addirittura nulli, locali e transitori. Piccoli ematomi e lievi mal di testa. Più raramente si può verificare un indebolimento dei muscoli vicini a quelli trattati e una temporanea alterazione della palpebra superiore o del sopracciglio».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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