Bioterapia, ecco come ingannare i tumori


12 ottobre 2010 - 11:20Rassegna stampa


Se ne era parlato alcuni mesi fa quando gli oncologi di tutto il mondo erano riuniti a Chicago per il più importante appuntamento del settore, il convegno della Società Americana di Oncologia Medica (ASCO).

Dopo 30 anni di tentativi senza successo, l'arrivo di un nuovo farmaco contro il melanoma era stato presentato come un'importante novità. Ora la notizia interessa direttamente i pazienti con un melanoma in fase avanzata perché parte uno studio che coinvolgerà otto centri italiani e utilizzerà ipilimumab (l'anticorpo innovativo) in combinazione con la chemioterapia tradizionale.

Aperto l'arruolamento

«Quanto già emerso dai trial internazionali evidenzia che siamo di fronte al primo significativo passo in avanti nella lotta contro questa neoplasia che negli ultimi 30 anni non ha fatto registrare alcun progresso - ribadisce Michele Maio, direttore dell'Immunoterapia Oncologica del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena -. Ora il nostro studio arruolerà 84 pazienti colpiti da melanoma metastatico, includendo sia quelli mai trattati prima sia quelli già sottoposti in precedenza a una terapia. Inoltre, valuteremo l'efficacia del trattamento anche in pazienti con metastasi cerebrali che di norma sono esclusi dalle sperimentazioni cliniche». La ricerca, condotta dal Network italiano per la bioterapia dei tumori realizzata grazie alla partnership con Bristol-Myers Squibb (casa farmaceutica produttrice del nuovo farmaco), si chiama Nibit M1 e utilizzerà l'anticorpo monoclonale ipilimumab associato alla fotemustina, un chemioterapico standard per il melanoma. «Lo studio - aggiunge Giorgio Parmiani, presidente del Nibit e direttore dell'Unità di Immuno-Bioterapia del Melanoma e Tumori Solidi dell'Istituto San Raffaele di Milano - è il primo trial clinico al mondo tipo che cerca di combattere il cancro con un approccio immuno-biologico».

In pratica, con la bioterapia i medici tentano di potenziare le difese immunitarie del paziente per favorire una forte reazione contro il tumore, senza distruggere direttamente le cellule malate.

Un «inganno molecolare»

Una strategia che funziona con una sorta di «inganno molecolare», come lo hanno definito gli esperti, giocato dal sistema immunitario contro le cellule cancerose. Mentre i vaccini stimolano direttamente le risposte immunitarie, infatti, questo anticorpo rimuove un «blocco» che altrimenti impedisce alle naturali difese del nostro organismo di aggredire il tumore. Una tattica che sembra promettente anche contro altre forme neoplastiche, come quelle di prostata e polmone. I risultati dello studio presentato a Chicago (condotto su circa 700 pazienti con un melanoma in fase avanzata reclutati in 125 centri in tutto il mondo) dimostravano che con ipilimumab la sopravvivenza a un anno era quasi raddoppiata, passando dal 25 al 46 per cento. Così, mentre la procedura per la registrazione del farmaco è già stata avviata sia negli Usa che in Europa, dagli inizi di giugno 2010 i primi pazienti hanno cominciato a riceverlo per uso compassionevole.

I numeri della malattia

Il melanoma rappresenta solo il quattro per cento dei tumori della pelle, ma è responsabile dell'80 per cento dei decessi per cancro della cute. Un paziente su cinque sviluppa la forma aggressiva e avanzata della malattia, con una prognosi infausta e una sopravvivenza media di soli sei mesi circa. La sua incidenza è cresciuta a un ritmo superiore a qualsiasi altro tipo di tumore, ad eccezione delle neoplasie maligne del polmone nelle donne, con un aumento di 10 volte nell'ultimo mezzo secolo. E colpisce persone sempre più giovani, di età compresa tra i 30 e i 50 anni. Così sono oggi circa settemila i nuovi casi di melanoma registrati ogni anno in Italia e 1.500 i decessi.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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