Autostima e qualità di vita compromesse dalla psoriasi


21 giugno 2014 - 19:04Rassegna stampa


Una ricerca fornisce nuove prove: c'è un legame fra la presenza delle chiazze e la diminuzione del benessere dei malati. Alcuni consigli pratici per sentirsi meglio

Poco soddisfatti della propria vita in generale, della sfera privata e personale, ma anche di quella sociale e professionale. Spesso chi soffre di psoriasi si sente così, ma molto può essere fatto per aiutare i pazienti a superare queste difficoltà. È però importante, per raggiungere l'obiettivo, lo sforzo congiunto e il coinvolgimento di medici e familiari. Sono le conclusioni a cui è giunto uno studio pubblicato sull'ultimo numero dell'European Journal of Dermatology dopo aver confrontato i risultati di diversi questionari sottoposti, fra il 2010 e il 2012, a 100 pazienti con psoriasi e 100 volontari sani.

Benessere psicofisico compromesso dalle lesioni

La psoriasi è una malattia non trasmissibile che si manifesta come un'infiammazione della pelle, con chiazze rossastre che tendono a squamarsi e interessano soprattutto gomiti, ginocchia, cuoio capelluto, mani e piedi. Spesso le lesioni non danno alcun fastidio, ma possono causare dolore o prurito. Ed è già stato documentato che, quando la malattia è particolarmente estesa o colpisce le zone del corpo più visibili (come il viso), può avere conseguenze anche gravi sulla qualità di vita. In Italia ne soffrono circa due milioni di persone e, poiché si tratta di una patologia solitamente di carattere cronico e recidivante (con cui spesso bisogna convivere tutta la vita), anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente ribadito l'importanza di considerare l'impatto psicologico della malattia, già più volte dimostrato da vari studi nel corso degli anni. I test effettuati durante quest'ultima analisi hanno rilevato una stretta correlazione fra la presenza della psoriasi e una diminuzione del benessere dei pazienti, in particolare un'insoddisfazione per quanto riguarda: il proprio corpo, la vita sessuale, la sfera sociale familiare e professionale e, più in generale, la serenità riguardo alla proprie condizioni di salute.

Consigli pratici a pazienti e familiari

«Per questo da tempo gli specialisti sottolineano che è importante un approccio olistico nella cura dei malati con psoriasi - sottolinea Piergiorgio Malagoli, direttore del Centro Psocare presso l'IRCCS Istituto Policlinico di San Donato Milanese -. Ovvero oltre a trattare le chiazze in sé e per sé, bisogna valutare anche quanto incidono sulla qualità di vita dei malati e cercare di trovare i rimedi più adeguati per la pelle ma anche per la psiche». Diverse ricerche l'hanno dimostrato e questa indagine lo ribadisce: la psoriasi può abbassare i livelli di autostima, portare a una svalutazione di sé, creare un disagio emotivo che si ripercuote sulla vita quotidiana. «In pratica - conclude Malagoli - i familiari possono contribuire a non creare eccessive aspettative sulle terapie: si tratta di una patologia spesso cronica, le cure possono aiutare a tenerla a bada, ma aspettarsi di "guarire del tutto" e poi vedere che ciò non accade può essere frustrante. Inoltre, pazienti e familiari devono sapere che oggi controllare il benessere psicologico dei malati è parte integrante dell'iter terapeutico per la psoriasi. Ovvero durante le prima visita dal dermatologo (e ai controlli successivi), utilizzando un apposito test standard, si fanno domande che indagano il rapporto con gli altri, la vita sociale e anche la sfera più intima sessuale, per valutare l'impatto psicologico della malattia e capire chi può avere bisogno del sostegno di uno specialista».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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