Aumenta la dermatite atopica fra i bimbi, colpa dell'inquinamento


26 novembre 2013 - 10:33Rassegna stampa


Emissioni di metalli pesanti da marmitte catalitiche e acqua troppo dura e calcarea: sono i nuovi fattori che hanno accresciuto del 10%, negli ultimi dieci anni, il rischio di dermatite atopica, soprattutto tra i 2 e i 5 anni, incrementando numeri già triplicati nelle ultime tre decadi. A rilevarlo è Paidoss, l'Osservatorio Nazionale sulla salute dell'infanzia e adolescenza durante l'International Network on Children's Health, Environment and Safety in Israele.

Irritazioni cutanee, eczemi, eritemi, desquamazioni colpiscono il 63% dei piccoli, ma nonostante nella maggior parte dei casi la dermatite atopica si risolva spontaneamente entro il terzo anno di vita, a portarne ancora i segni a 7 anni è quasi il 20% dei ragazzini, soprattutto chi vive nelle aree industrializzate e nelle grandi città.

Ad influire sono anche fattori determinati dai cambiamenti domestici, come polveri, acari, contatto con la pelle del gatto e cibi meno salutari e più allergenici, che si assommano alla mutazione e perdita di funzionalità del gene per la Filaggrina (Flg), il principale fattore di rischio conosciuto la dermatite atopica. Nonostante questa componente sia inscritta nel dna, il 40% dei bambini portatori non manifesterà la malattia: segno dell'influenza ambientale. E i costi di gestione della malattia superano in media ogni anno i 1200 euro a famiglia.

"Ad oggi le mutazioni con perdita di funzione del gene per l'Flg - spiega Giuseppe Mele, presidente di Paidoss - sono il fattore di rischio più elevato per la dermatite atopica, la cui prevalenza in età pediatrica è del 10-15%". Per far fronte a questo problema, bisogna "prevenire - aggiunge Giuseppe Ruggiero, Coordinatore Scientifico di Paidoss - o lenire i disturbi della dermatite già sulla pelle sana, con l'uso costante di creme emollienti e di olii durante il bagno, che deve durare al massimo 5 minuti". Importante soprattutto d'inverno, la dieta, con più frutta e verdure, pesce, fibre e cereali, molta acqua e poche bevande zuccherate.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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