Artrite reumatoide, tocilizumab è più efficace in associazione a metotressato


03 febbraio 2016 - 07:48Rassegna stampa


Nei pazienti con artrite reumatoide (Ar) che rispondono al metotressato in modo inadeguato, l'aggiunta di tocilizumab al regime terapeutico risulta più efficace del passaggio a quest'ultimo farmaco da solo. Lo sostiene Tsutomu Takeuchi della Keio University School of Medicine di Tokyo, coautore di uno studio appena pubblicato sulla rivista Annals of the Rheumatic Diseases in cui con i colleghi ha analizzato la risposta al metotressato, un farmaco ancora attuale nella gestione dell'artrite reumatoide grazie alla sua sicurezza ed efficacia a lungo termine, associata ad altre terapie.

«Qualora la risposta al medicinale, un antagonista della sintesi dell'acido folico, non sia sufficiente, è necessario aggiungere altri farmaci» scrivono gli autori, ricordando che, sebbene la maggior parte studi suggerisca la terapia combinata piuttosto che il passaggio da un farmaco a un altro, non è chiaro se questo sia anche il caso di tocilizumab (Actemra e RoActemra, Hoffmann-La Roche e Chugai), un anticorpo monoclonale umanizzato anti-recettore IL-6. Per approfondire l'argomento, i ricercatori giapponesi hanno randomizzato 223 pazienti affetti da artrite reumatoide ad attività tra moderata ed elevata nonostante il trattamento con metotressato ad assumere tocilizumab associato o in sostituzione dell'anti-folico.

«A 24 settimane di osservazione, le percentuali di remissione sono risultate significativamente maggiori nel gruppo trattato con terapia combinata rispetto a quello che assumeva tocilizumab da solo» spiegano gli autori, precisando tuttavia che dopo un anno di trattamento i tassi di efficacia erano simili. Un altro aspetto interessante è la tendenza verso una maggiore percentuale di progressione radiografica clinicamente rilevante nei pazienti in monoterapia rispetto a quelli trattati con l'associazione, con indici infiammatori significativamente ridotti nelle prime 24 settimane ma non successivamente. «Infine, il numero di pazienti con almeno un evento avverso è risultato significativamente maggiore nel gruppo trattato con l'associazione, senza peraltro rilevanti differenze in termini di gravità» conclude Takeuchi.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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