Anche l'uomo di Neanderthal soffriva di psoriasi?


28 marzo 2015 - 09:32Rassegna stampa


Una ricerca confronta il genoma umano mappato nel 2000 con quello ritrovato su ominidi che abitavano la Terra mezzo milione di anni fa

Sarà anche dovuta (in parte) allo stress, ma la psoriasi non è certo una malattia moderna, visto che un recente studio ha trovato le prove che sia in circolazione fin dall'epoca preistorica. E' quanto sostengono gli scienziati americani della State University of New York at Buffalo in un' indagine pubblicata sulla rivista Molecular and Biological Evolution dopo aver identificato 427 mutazioni genetiche che gli esseri umani del Duemila hanno in comune con i loro predecessori dell'epoca di Neanderthal.

La mutazione gene LCE3C circola nel Dna da 500mila anni

La psoriasi è una malattia della pelle le cui cause tutt'oggi non sono completamente chiare. Si è però scoperto che esistono vari fattori (genetici, immunitari e ambientali) che hanno un ruolo nel suo sviluppo, oltre a degli «eventi scatenanti» di vario genere. Tecnicamente la psoriasi è dovuta a un ricambio troppo veloce delle cellule della pelle e l'intero processo che in una persona sana avviene in tre-quattro settimane in un paziente psoriasico dura dai 3 ai 7 giorni. Come risultato di questo fenomeno raggiungono la superficie della pelle cellule che non sono completamente mature e ciò causa le placche (rossastre, coperte da squame argentee) tipiche della malattia. Sono state individuate inoltre alcune mutazioni genetiche che possono favorire l'insorgenza della malattia e fra queste c'è la variazione che coinvolge il gene LCE3C che, stando agli esiti della nuova ricerca, sarebbe in circolazione nel nostro genoma da almeno 500mila anni. Una delle funzioni di questo gene è quella di aiutare la pelle ad auto-ripararsi quando necessario, quindi una delezione di LCE3C rende la pelle più permeabile ai fattori esterni e meno capace di proteggersi.

Confrontato il nostro Dna con quello dei Neanderthal

«Si tratta in realtà di una delezione - spiega Omer Gockumen, genetista e couatore dell'indagine -, cioè un tipo di mutazione cromosomica, che consiste nell'assenza di un tratto di un cromosoma, con conseguente perdita di materiale genetico. Per determinare quali delezioni avessimo in comune con i nostri antichissimi predecessori abbiamo paragonato tutte quelle individuate nella mappatura completa del genoma umano completata nel Duemila con le delezioni presenti nel Dna che abbiamo disponibile dai ritrovamenti di uomini preistorici. Abbiamo così scoperto che circa il 13 per cento delle attuali mutazioni avevano avuto origine già mezzo milione di anni fa, tra cui quella del gene LCE3C, che predispone a maggiori rischi di sviluppare la psoriasi. Il fatto che gli uomini di Neanderthal avessero questa mutazione nel Dna non significa obbligatoriamente che soffrissero di psoriasi - conclude Gockumen -, ma è interessante capire che varianti genetiche associate a questa e altre patologie autoimmuni fossero già presenti in epoca paleolitica e siano arrivate fino ad oggi, come se fossero state utili all'indispensabile capacità di adattamento che gli uomini hanno dovuto sviluppare per sopravvivere nei secoli».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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