Acne tardiva, alopecia, dermatite Quando lo stress affiora sulla pelle


30 agosto 2014 - 09:40Rassegna stampa


Un complimento audace, uno scatto d'ira, una gioia improvvisa e subito il viso prende colore, si tinge di rosso. Accade perché la pelle dice quello che le emozioni non rivelano a parole. Moltissime mail giunte alla redazione di Corriere Salute ci hanno chiesto di chiarire se ci sia davvero un legame fra pelle e e sistema nervoso. «C'è eccome,» spiega il professor Marcello Monti, responsabile dell'Unità operativa di Dermatologia dell'Istituto clinico Humanitas di Milano «perché originano dallo stesso foglietto embrionale, che poi, separandosi, va a formare la pelle e il sistema nervoso. E sebbene nella vita adulta i due apparati svolgano compiti diversi, la relazione, con tutta probabilità, resta. Ecco perché ci capita, poi, di vedere tanti disagi psicologici riversarsi sulla pelle». Un dialogo costante, quindi, che supporta i due apparati nelle fatiche della vita: la mente si agita, la cute raccoglie lo sfogo. Un legame stretto che, non di rado, mette in crisi i dermatologi nel trovare le cure più adatte.

Alopecia areata

Ma quali sono le patologie cutanee che più di altre rinforzano l'antico legame? «Per esempio, l'alopecia areata, chiamata in passato Area celsi » spiega l'esperto, indicando la malattia che porta alla repentina perdita dei capelli, o dei peli del corpo, creando chiazze tonde. «Un fenomeno che non ha nulla a che vedere con lo stato di salute dei capelli, che sono sanissimi, ma con la psiche - puntualizza Monti -. Infatti, chi soffre di questo disturbo dichiara spesso di essere reduce o di vivere, un profondo stato di stress lavorativo, familiare, ambientale. Che il dermatologo deve saper cogliere, attraverso il racconto del paziente, così da aiutarlo a superare il problema. Non con le lozioni, però, perché i peli e i capelli, nel 90% dei casi, ricrescono spontaneamente. Adottare questi rimedi, inoltre, induce la persona a concentrarsi tutto il giorno su quello che gli sta accadendo. Invece, chi manifesta questo problema, va distratto. Dopo alcuni mesi, se la situazione non cambia, si può pensare di stimolare, con interventi ad hoc, la ricrescita dei capelli».

Acne tardiva

Altra manifestazione cutanea "psicosomatica" può essere l'acne tardiva , che colpisce soprattutto le donne fra i 20 e i 25 anni. «Un'età che, almeno da un punto di vista estetico, dovrebbe essere di massimo splendore, viene invece vissuta con angoscia - dice il dermatologo -. Tra foruncoletti, cisti e punti neri, la ragazza, provando vergogna, nasconde il viso dietro a trucchi pesanti. Con il risultato di peggiorare, e molto, la situazione. Un circolo vizioso che aggiunge ansia a un'indole già chiusa, poco incline ad affrontare i problemi, insoddisfatta di se stessa. Ancora una volta il dermatologo dovrà vedersela con i grovigli della mente. E convincere la paziente ad abbandonare per un pò fondotinta & Co, e affidarsi a cosmetici contenenti sali minerali e a micropeeling, in modo da tenere la pelle ben pulita».

Dermatite atopica

La dermatite atopica è un'altra cartina di tornasole del rapporto mente e cute. E questo vale sia per gli adulti, sia per i bambini. «Ad esempio, per quanto riguarda i bambini, poniamo che i genitori litighino sempre, o che la mamma sia di nuovo incinta. Il bimbo di 2 o 3 anni ha un eloquio molto limitato e così, non potendo esprimere verbalmente le proprie paure, a volte esprimere il proprio disagio attraverso la pelle, con prurito, eritemi, desquamazioni e croste - spiega l'esperto -. La madre, preoccupata, lo porta dal dermatologo: l'obiettivo del piccolo, però, non è farsi curare, ma attirare l'attenzione della mamma. Ecco perché ogni cura potrebbe risultare vana. Solo il tempo aiuterà il bambino a ritrovare un proprio equilibrio, con grande pace anche per la cute».

Prurito patologico

Altro segnale di disagio psicologico può essere il prurito patologico. Stabilito che il fastidio non sia frutto di malattie organiche o di comportamenti scorretti (detergenti sbagliati, docce troppo calde, intolleranza ai farmaci) che portano la pelle a seccarsi, con il bisogno di grattarsi, occorre individuare il disagio emotivo che provoca il prurito. E qui si aggiunge un altro problema. «Spingere il paziente a intraprendere un percorso di psicoterapia è arduo. Perché la persona desidera curare la pelle, non rimettere in discussione la propria vita» precisa Monti.

L'iperidrosi emozionale

L'iperidrosi emozionale, infine, già dal nome tradisce la sua natura. «Nella persona che ne soffre, in occasione di una forte emozione dovuta ad esempio a un appuntamento, a una riunione di lavoro o a un'interrogazione, scatta un errato coinvolgimento delle ghiandole sudoripare, con il risultato di iniziare, letteralmente, a grondare di sudore - precisa il dermatologo -. «Ne consegue un disagio invalidante, frequente nei giovani, che impedisce una normale vita di relazione. I trattamenti topici servono a poco; occorre, piuttosto, che la persona, grazie anche all'aiuto di uno psicoterapeuta, impari a gestire la propria sfera emotiva».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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