Il Carcinoma Spinocellulare: Dalla Diagnosi Alla Terapia


13 lug 20 - 12 lug 21


Il Carcinoma Spinocellulare: Dalla Diagnosi Alla Terapia

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Il carcinoma squamocellulare cutaneo (cSCC) rappresenta il 20-25% dei tumori cutanei. I dati epidemiologici sono probabilmente sottostimati a causa della mancanza di una registrazione sistematica dei singoli casi nei registri nazionali dei tumori.

I fattori di rischio associati all’insorgenza di un cSCC sono rappresentati dall’esposizione ai raggi UV, sia naturali che artificiali, età avanzata e fototipo chiaro.

L’esposizione correlata a maggior rischio di cSCC è rappresentata dall’esposizione cumulativa cronica alle radiazioni UV e rappresenta il fattore di rischio ambientale più importante per l’insorgenza di cSCC, spiegando anche il drastico aumento di incidenza con l’aumentare dell’età.

L’altro rilevante fattore di rischio per lo sviluppo di cSCC è rappresentato dalla immunosoppressione che può promuovere lo sviluppo e la progressione dei cSCC a causa della minore immunosorveglianza contro il tumore o verso l’HPV.

Tra i trattamenti che possono causare immunosoppressione, sono incluse le terapie utilizzate per il trapianto allogenico di organi e le terapie per le malattie immuno-mediate croniche o per patologie ematopoietiche, come il linfoma o la leucemia, che sono associate ad un aumentato rischio di cSCC.

Il carcinoma spinocellulare della cute è un tumore epiteliale maligno che origina dai cheratinociti dell’epidermide e/o dagli annessi cutanei. Può essere preceduto da precursori, ma può anche presentarsi de novo su pelle irradiata (con o senzamanifestazioni di radiodermite cronica) o su cute cronicamente danneggiata come nel caso di ulcere croniche o malattie infiammatorie croniche della pelle o su una precedente cicatrice.

Esso può presentare diversi gradi di differenziazione che riproducono in modo più o meno preciso le caratteristiche citologiche delle cellule dell’epitelio pavimentoso dell’epidermide; può essere intraepiteliale (in situ) o invasivo (infiltrante) con possibilità di sviluppare metastasi (linfonodali e viscerali). L’esame clinico dell’intera superficie cutanea e un’accurata storia medica sono di fondamentale importanza per un corretto approccio diagnostico al paziente con lesione sospetta di cSCC. Il monitoraggio completo e meticoloso della pelle è obbligatorio visto che i pazienti con cSCC hanno un rischio maggiore di sviluppare altre lesioni precancerose o neoplasie concomitanti. La dermatoscopia rappresenta una metodica innovativa che permette di definire in vivo la natura del tumore, di differenziarlo dai carcinomi basocellulari e di potenzialmente definire il grado di differenziazione. Il trattamento di prima linea del carcinoma squamocellulare cutaneo è l’escissione chirurgica completa con controllo istopatologico dei margini di resezione.

La rimozione chirurgica consente l’esame istologico e la conferma della diagnosi clinica nonché la valutazione dei margini chirurgici, estemporanea o post-operatoria ed ha percentuali molto elevate di efficacia e tassi di guarigione del 95%. La chirurgia è raramente controindicata, anche in pazienti anziani o in casi di tumori difficili da trattare per le ampie dimensioni e localizzazioni anatomiche con potenziali conseguenze funzionali e cosmetiche se questi pazienti vengono gestiti adeguatamente da personale esperto.

Il carcinoma squamocellulare della cute, in fase recidiva non suscettibile di approccio chirurgico o radioterapico con finalità curative, rappresenta spesso un dilemma per il clinico. Da un lato infatti la patologia mostra evidenti problematiche cliniche dovute alla recidiva, spesso complicata da infezioni, sanguinamento o dolore, dall’altra il paziente presenta spesso situazioni cliniche di comorbidità, tossicità da precedenti trattamenti, problematiche relative all’età che possono ostacolare il percorso terapeutico con chemioterapia. Il carcinoma squamocellulare, per le sue caratteristiche biologiche, essendo il tumore con il “carico mutazionale” (tumor mutational burden) più elevato, ben si presta a rispondere a un inibitore del checkpoint immunitario PD-1.
Cemiplimab è un anticorpo monoclonale completamente umano che si lega all’inibitore del checkpoint immunitario PD-1 (proteina 1 di morte cellulare programmata). La sua approvazione condizionata è per il trattamento di pazienti
adulti con carcinoma cutaneo a cellule squamose metastatico o localmente avanzato, non asportabile chirurgicamente e non trattabile con radioterapia a scopo curativo.

Professioni per le quali è accreditato il Corso: Medico chirurgo specializzato in Dermatologia e Venereologia, Oncologia, Medicina generale (Medici di famiglia)

Crediti formativi: riconosce n.6 crediti ECM


Sponsor: REGENERON SANOFI GENZYME

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Docenti:Prof.ssa Caterina Longo, Prof. Giulio Gualdi

Durata corso: 13 Luglio 2020 - 12 Luglio 2021


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