Tatuaggio all'henné, non è per sempre ma può lasciare una dermatite in omaggio


24 luglio 2017 - 16:30Rassegna stampa


Che siano tinture per capelli o tatuaggi temporanei all'henné - conosciuti dagli amanti come mehndi - mai si penserebbe al rischio per la salute, dato che il prodotto è naturale. Vero, ma solo in parte: soprattutto per i tatuaggi temporanei, il rischio per la pelle esiste e non è nemmeno così banale perché la pericolosità riguarda l'additivo chimico che viene aggiunto a questi prodotti. Si chiama para-fenilendiammina (PPD) ed è una sostanza normalmente aggiunta all'henné per ottenere un colore più scuro o una prolungata permanenza della tintura, caratteristica essenziale per i prodotti utilizzati da parrucchieri ed estetisti. Ma anche dei tatuatori.

Lo studio. E proprio sulle tinture per decorare il corpo un'équipe della Clinica Pediatrica dell'Università degli Studi di Perugia ha investigato e studiato gli effetti provocati dall'additivo chimico sulla salute, pubblicando i risultati sulla rivista International Journal of Environmental Research and Public Health. "Questo additivo, soprattutto in seguito alla seconda esposizione sulla pelle - spiega Susanna Esposito, professore ordinario di pediatria dell'Università degli Studi di Perugia - può indurre sensibilizzazioni cutanee che possono sfociare in dermatiti irritative lievi, dermatiti da contatto moderate-gravi o addirittura scatenare reazioni allergiche sistemiche".

La concentrazione dell'additivo. Se per tinture per capelli e prodotti estetici la concentrazione dell'additivo PPD è dichiaratamente bassa (6%), in base a restrizioni dettate dalla legislazione europea, non succede sempre lo stesso per i tatuaggi temporanei, in particolare se fatti senza rivolgersi a strutture competenti. In questi casi, la para-fenilendiammina potrebbe essere presenti in concentrazioni tossiche e comportare tutta una serie di rischi per la salute, in aggiunta alla persistenza in alcuni individui - sensibili - di zone della cute con pigmentazione carente. "Fino a sei mesi, o a volte anche dopo un anno o più di distanza - continua Esposito - possono persistere ipopigmentazioni della pelle al livello delle zone trattate con l'additivo, costituendo peraltro un problema quando ci si espone direttamente al sole".

La reazione. L'attenzione e la preoccupazione sono rivolte soprattutto a bambini e adolescenti, i più a rischio, perché la moda del tatuaggio "a tempo" è in quell'intervallo d'età che ha preso più piede. "Abbiamo osservato - illustra Esposito - che in molti casi le manifestazioni cutanee si presentano già a partire dalla prima applicazione, sebbene spesso i sintomi si manifestino soltanto in seguito alla seconda. Nei casi in cui le reazioni sono più gravi, la terapia consiste nell'assunzione del cortisone per via sistemica per alcune settimane". In questo contesto, il tatuaggio permanente è esente da queste problematiche: "Altro discorso sono i tatuaggi permanenti - puntualizza Esposito - per i quali i rischi principali sono quelli di tipo infettivo".

Inserito da segreteria SIDeMaST

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