Quando la psoriasi diventa un problema intimo


24 aprile 2017 - 11:45Rassegna stampa


Accade di rado che la psoriasi interessi le zone genitali, è molto più frequente in altre parti del corpo quali ginocchia, gomiti, cuoio capelluto, mani o piedi. Ma quando capita, il 75 per cento dei pazienti dice addio alla vita intima, l’80 per cento riferisce un peggioramento dei sintomi dopo il rapporto e il 55 per cento riporta una riduzione del desiderio sessuale a causa della malattia. E’ la fotografia scattata da un’indagine presentata all’Annual Meeting dell’American Academy of Dermatology tenutosi a Orlando (in Florida), a cui si aggiunge un 80 per cento delle persone affette che vede compromessa la propria esperienza con il partner e una uguale percentuale che riduce il numero dei rapporti proprio a causa di disagio, dolore, stress, vergogna.

Quando le lesioni rovinano la vita, intima e non solo

Gli specialisti americani avevo già messo in evidenza che quando ad essere interessate sono le parti intime frequentemente la diagnosi arriva in ritardo, un po’ perché i diretti interessati tendono a posticipare la visita per pudore, un po’ perché non è raro che in prima battuta si pensi ad altri tipi di patologie (come funghi, verruche, eritemi) e si proceda con terapie non idonee che nel migliore dei casi sono inutili, oppure finiscono per creare ancora più disturbi. Ora, dalle interviste presentate a Orlando, emergono testimonianze di un vissuto personale complesso: i rapporti provocano bruciore, peggioramento delle placche, dolore che perdura per ore o giorni. E la soluzione per molti di questi pazienti, colpiti da forme moderate e gravi di psoriasi, è quella di decidere di evitare i rapporti sessuali. La psoriasi finisce così per influire negativamente non solo sulla qualità di vita e sull’autostima, ma anche sulla vita di relazione e intima, con conseguenze che possono essere molto serie.

Meno della metà degli interessati ne parla col medico

Per ciò che attiene allo status sessuale, il 45 per cento dei volontari che hanno risposto al questionario ha riferito di essere attivo, un altro 45 non attivo e un 10 per cento non ha risposto. Oltre alla quantità dei rapporti, l’indagine ha analizzato anche la loro qualità in termini di soddisfazione: la presenza di placche a livello genitale provoca un cambiamento sostanziale nella vita intima, con una metà degli interpellati che sperimenta un peggioramento molto o abbastanza marcato. La localizzazione genitale della malattia produce effetti negativi anche su umore ed emozioni secondo il 90 per cento dei pazienti, mentre il 70 limita le attività fisiche o quotidiane e il 60 rinuncia ad attività ricreative e sociali. Eppure meno della metà degli interessati ne parla con il medico per un senso di pudore e vergogna. «Servono farmaci efficaci anche per questa sede anatomica - ha dichiarato Steven Nisticò, professore associato di dermatologia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro -. Quelli che agiscono sulle interleuchine 17 (come il nuovo anticorpo monoclonale ixekizumab) possono rappresentare l’arma più efficace per la risoluzione totale o quasi totale delle placche. Dobbiamo pensare alla gravità della psoriasi, definendola non solo come percentuale del corpo coinvolta, e quindi estensione della malattia, ma anche come impatto emotivo e psicologico sulla qualità di vita dei pazienti».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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