La dermatite atopica grave è una malattia... da svelare!


09 maggio 2017 - 16:26Rassegna stampa


Considerata da sempre una malattia prevalentemente della pelle, la dermatite atopica è in realtà una patologia complessa e per una sua migliore comprensione è necessario indagare 'ben oltre la pellè.

Si tratta, infatti, di una patologia infiammatoria cronica, sistemica e multifattoriale di origine autoimmune che colpisce la pelle del viso e del corpo. Più conosciuta nella sua forma pediatrica, in realtà può comparire a tutte le età.

Da un'indagine svolta per conto di Sanofi Genzyme dalla società di ricerca Stethos, risulta che i pazienti adulti con dermatite atopica afferenti ai centri specialistici di dermatologia italiani siano oltre 35.500, dei quali 7.721 presentano la malattia nella sua forma grave.

Negli adulti la dermatite atopica compare solitamente intorno ai 30 anni e si manifesta con una tipica dermatite eczematosa (pelle arrossata, essudante e desquamante) sulle zone del collo, il décolleté, il retro delle ginocchia, i piedi, ma anche in zone molto visibili come il viso e il cuoio capelluto, le mani e gli avambracci. È accompagnata da prurito intenso, spesso incontrollabile. Soprattutto nei casi gravi, la qualità di vita dei pazienti risulta fortemente compromessa.

"Vi sono molte evidenze dell'impatto psicologico ed emotivo della dermatite atopica grave sulla qualità di vita del paziente - commenta Ketty Peris, direttore della Unità Operativa Complessa di Dermatologia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - Questo comporta notevoli costi sociali, dovuti soprattutto all'intenso e costante prurito, che incide sui livelli di stress e causa perdita di sonno, con ripercussioni sulla vita privata e quella professionale.

Inoltre, le manifestazioni cutanee della malattia impattano anche la sfera relazionale, generando disagio nel contatto con gli altri e un diffuso senso di frustrazione e discriminazione". Oltre ai ricorrenti problemi di insonnia dovuti al prurito e all'impatto psicologico ed emotivo, sono diverse le attenzioni e le rinunce che chi convive con la dermatite atopica grave deve mettere in atto nella sua vita quotidiana: in ciò che indossa, nelle sostanze con cui entra in contatto e a cui si espone. In generale, si tratta di una patologia che pone molte limitazioni nella vita di tutti i giorni, con conseguente senso di discriminazione, sfiducia e isolamento.

"La sensazione prevalente è quella di non essere compresi fino in fondo dai propri famigliari, amici e conoscenti - spiega Mario Picozza, presidente dell'Associazione Nazionale Dermatite Atopica (ANDeA) - L'informazione sulla malattia è scarsa e quando è presente, tratta prevalentemente le forme del bambino oppure riduce la malattia a una semplice irritazione della pelle.

Il risultato è che ci si sente isolati. L'obiettivo di ANDeA è proprio quello di arrivare a chi convive con questa malattia debilitante per offrire informazioni corrette, educazione e supporto. Al contempo, vi è necessità di una maggiore sensibilizzazione delle Istituzioni e dell'opinione pubblica sul forte impatto psicologico, sociale ed economico di questa patologia, soprattutto nella forma grave".

Lo scenario terapeutico attuale per la cura della dermatite atopica offre soluzioni topiche ed emollienti che intervengono sul prurito e sulla gestione della secchezza cutanea, terapie con costi spesso a carico del paziente. Le terapie sistemiche esistenti, indicate in pazienti gravi che non rispondono ai precedenti trattamenti a livello cutaneo, richiedono, per il profilo di tollerabilità, un'attività di monitoraggio attento e continuativo. Si tratta comunque di uno scenario terapeutico in continua evoluzione che vede affacciarsi sul mercato molecole promettenti e innovative.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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